Spesso si sente dire “chi non si forma, si ferma” e in un settore come quello informatico non c’è niente di più vero.
Ogni giorno le novità sono sempre molte ed è fondamentale un continuo processo di aggiornamento e di formazione per restare al passo con tutte le nuove soluzioni che le diverse software house e i diversi provider presentano sul mercato per non perdere importanti opportunità.
Per i consulenti IT la formazione continua è pane quotidiano sia sotto forma di formazione interna sia come fornitura di know-how verso l’esterno per presentare nuove soluzioni e strumenti utili a rendere i processi informatici delle aziende sempre più performanti e per poter essere sempre utile ai professionisti IT.
“L’unica costante è il cambiamento” Eraclito
Cosa si intende per continuous learning?
Il continuous learning è il processo di apprendimento di nuove competenze e conoscenze su base continuativa che permette di cogliere le sfide del contesto fluido in cui siamo immersi.
Questo meccanismo di apprendimento può avvenire in differenti forme dal corso formale all’apprendimento sociale casuale.
A livello professionale, il continuous learning consiste nel continuo ampliamento del set di competenze in relazione all’evoluzione e ai continui sviluppi del contesto di riferimento.
Perché il continuous learning è importante per le aziende?
Per le organizzazioni essere competitive nel mercato globale significa sviluppare approcci e strategie innovative, adattabili all’ambiente in continua evoluzione.
Il raggiungimento di questi obiettivi dipende dalle conoscenze e dalle competenze del team di lavoro.
Ma come sviluppare queste caratteristiche?
Le parole chiave di questo processo sono:
- formazione retail
- apprendimento.
Le persone hanno bisogno di apprendere cose nuove e sviluppare nuove competenze per assumere una prospettiva diversa e compiere il passo successivo.
Quando le organizzazioni non supportano un processo continuo di apprendimento, l’innovazione non avviene e i processi restano invariati.
I dipendenti devono essere in grado di sfidare sé stessi. L’apprendimento deve essere flessibile, on-demand e continuo al fine di contribuire a questo tipo di prestazioni all’avanguardia.

Quali sono i benefici del continuous learning?
Creare una cultura dell’apprendimento, all’interno dell’organizzazione, è un modo efficace per migliorare le prestazioni e l’innovazione, come accennato in precedenza, ma anche la soddisfazione e la fidelizzazione dei dipendenti sono fondamentali.
Ecco perché:
La conoscenza è:
- potere
Più i dipendenti sono formati, più acquisiscono competenze e più possono dare il proprio contributo all’interno dell’organizzazione.
- Più conveniente. Investire nello sviluppo dei dipendenti è meno costoso della riqualificazione di nuovi dipendenti.
- Dimostrare che i dipendenti sono valorizzati. Il supporto dell’apprendimento continuo indica che i dipendenti valgono l’investimento e che l’organizzazione è genuina sullo sviluppo della loro carriera.
Ecco perché:
- Top Performer. Lo sviluppo di nuove competenze e conoscenze aumenta le prestazioni personali e la competenza nel proprio lavoro.
- Sviluppo della carriera.
Una formazione aggiuntiva, un’istruzione o uno sviluppo delle competenze può aiutare a raggiungere obiettivi per coloro che perseguono un percorso di carriera o desiderano ottenere una nuova posizione lavorativa.
- Licenze e certificazioni. Perseguire l’apprendimento aggiuntivo è importante anche per i dipendenti che devono ottenere e aggiornare licenze professionali o certificazioni.
- Promozioni o incentivi. Trascorrere del tempo per imparare una nuova abilità e ottenere nuove conoscenze può beneficiare le prestazioni lavorative e influenzare la promozione futura o incentivi finanziari.
- Arricchimento personale. Spesso gli interessi di una persona vanno oltre il lavoro che fanno quotidianamente.Perseguire interessi extralavorativi può portare a intuizioni e sviluppi che aprono le porte a nuove opportunità future.
- Restare “sul pezzo”.
Essere aggiornati sulle tendenze e sui progressi della propria professione può aiutare un dipendente a migliorare la propria posizione all’interno del mercato del lavoro.
Instillare una cultura dell’apprendimento continuo
Sebbene sia stato fatto per diversi motivi, le principali responsabili di questo inspiegabile ritardo sono state proprio le aziende: non hanno saputo instillare una cultura dell’apprendimento continuo.
In pratica, avrebbero dovuto implementare, per tempo, politiche utili ad accrescere e favorire lo sviluppo delle competenze delle proprie risorse umane.
In momenti di estrema difficoltà, come quello attuale, affrontare il cambiamento sarebbe stato senz’altro più naturale.
Per renderci conto dell’effettiva portata del fenomeno prima dell’esplosione, dell’emergenza, è utile sapere che, secondo una recente indagine di Eurostat sulla forza lavoro dell’Unione Europea (UE) di età compresa fra 25 e 64 anni, nel 2019 il tasso di partecipazione al Lifelong Learning (o Continuous Learning) nell’UE era pari all’11,3%, 0,2 punti percentuali al di sopra del tasso del 2018. Il tasso è aumentato gradualmente dal 2015, quando era solo del 10,7%.
Incentivare la capacità di adattamento delle persone
A Fronte di una determinata esigenza di business, le aziende necessitano della persona più adatta a soddisfarla. Fin qui, tutto bene.
Il passo successivo dovrebbe essere quello di allineare le conoscenze di una o più risorse potenzialmente abili a soddisfare tale esigenza con un percorso formativo mirato che possa non solo adempiere alle inderogabili esigenze aziendali ma anche e, soprattutto, “dare valore” a quei lavoratori.
Le aziende spesso preferiscono rivolgersi al mercato senza aver prima verificato la possibilità di far crescere e valorizzare i propri dipendenti. Non c’è mai stato errore più grande.
O meglio, per alcune mansioni, è ovviamente necessaria una certa discontinuità soprattutto in ambito manageriale. Ma, nella maggior parte dei casi, questo non è necessario.
Anzi. Se avessero investito in tempi non sospetti sulle proprie persone, in maniera strutturata e continuativa, forse oggi non denuncerebbero la dilagante penuria di competenze di cui spesso si sente parlare sui giornali.
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